La consultazione dal chirurgo estetico

A partire dalle prime rudimentali tecniche operatorie impiegate dagli egizi, dai mesopotamici e dai popoli dell’india, fino agli straordinari progressi dell’arte medica verificatasi nella Grecia del V sec., si sono create e sono state costantemente perfezionate la basi della odierna chirurgia estetica.

Infatti, anche nelle epoche più remote gli individui ricorrevano ad operazioni, eseguite in maniera ancora alquanto approssimativa, non soltanto per ricostruire parti del corpo più o meno gravemente danneggiate, ma anche per rendere più gradevole il proprio aspetto. In tal modo dimostravano di inseguire il sogno, condiviso da tutti, di una eterna giovinezza.

Questa necessità, propria dell’uomo di ogni tempo, di sentirsi e di apparire agli altri nella migliore forma fisica, e nello stesso tempo di avvertire nella disarmonia del corpo quasi una condanna ineluttabile, trova conferma nelle opre di poeti ed artisti appartenenti anche ad epoche molto lontane.

Per i Greci l’eterna giovinezza, qualità propria dell’essere immortale, era prerogativa soltanto dagli Dei e tale bellezza si manifestava attraverso l’armonia delle proporzioni del corpo. “Siate immortali, eternamente belle! “, così congedava Venere dalle Grazie, dopo essere approdata sulle isole del mare greco, indicando nel culto della bellezza il mezzo privilegiato per proteggere gli uomini della loro naturale barbarie e per ingentilire l’umanità. Anche Saffo, infelice poetessa greca innamorata di Faone, attribuiva al proprio aspetto fisico poco armonioso il rifiuto dell’uomo che amava e Leopardi, che ne condivideva il sentimento, esprimeva attraverso il suo lamento la consapevolezza che soltanto le “amene sembianze ” hanno un dominio ed un fascino incontrastato tra gli uomini e per quanto siano alte le imprese e dotte le opere dell’ingegno, la virtù non è apprezzata se risiede in un corpo disadorno.D’altro canto, se la bellezza è sempre stata considerata una qualità transitoria e fugace – e Michelangelo affermava che “la Beltà non dura”- numerosi artisti dimostravano con la perfezione delle loro opere di voler superare il senso di dissolvimento e di morte che delimita l’esistenza umana, vincendo l’eterna scommessa dell’uomo col nulla.Quasi parallelamente ai capolavori artistici dei grandi scultori del Rinascimento, la chirurgia estetica, uscita dall’oscurantismo dell’età medievale, approfondiva gli studi anatomici e le tecniche di ricostruzione, dimostrando l’indubbio beneficio psicologico prodotto dagli interventi stessi.

Al giorno d’oggi come ci spiega assobenessere, dal momento che le tecniche chirurgiche si avvalgono di strumenti all’avanguardia e che le cure farmacologiche evitano complicanza permettendo un decorso postoperatorio più agevole e tempi di degenza notevolmente ridotti, le richieste di interventi ed il successo delle correzioni estetiche anche sotto il profilo psicologico del paziente, sono in costante aumento.

Il chirurgo estetico che viene consultato da un soggetto intenzionato a correggere eventuali dismorfie fisiche, deve riuscire ad instaurare col paziente un rapporto equilibrato, fornendo informazioni specifiche sull’indicazione operatoria richiesta, ma senza imporre in alcun modo la decisione definitiva dell’intervento.

Attraverso un colloquio ed alcune domande, egli verrà a conoscenza non soltanto delle implicazioni psicologiche causate al paziente dalla presenza dal difetto fisico, ma anche delle condizioni del suo ambiente familiare o professionale e della sua situazione specificamente medica ( lo stato di salute generale, altri interventi precedentemente subiti, l’assunzione di farmaci che possono modificare le reazioni ai prodotti anestetici o causare svariate complicazioni).

A queste informazioni farà seguito la prescrizione di esami clinici e di laboratorio e la richiesta di eventuali ulteriori indagini mediche o visite specialistiche. Per quanto riguarda la tipologia dei candidati all’intervento estetico esistono, oltre ai casi “senza problemi”, in cui il paziente non presenta eccessive preoccupazioni e manifesta una sicura determinazione nella volontà di eliminare un difetto fisico, numerosi altri casi di pazienti cosiddetti “imbarazzanti”, che si presentano tali per disagi di ordine emotivo e psicologico, in parte causati da problemi personali, da difficoltà economiche, da un vissuto faticoso o dall’attraversamento di momenti di crisi, dovuti ad importanti cambiamenti della propria vita.

A questi soggetti, il chirurgo estetico deve accostarsi con molta cautela, valutando con estrema attenzione il loro particolare equilibrio psicologico, che può rischiare anche di rompersi o di aggravarsi in seguito all’intervento chirurgico, essendo tale precarietà il segnale di disturbi più profondi della personalità di ordine nevrotico.Al termine della consultazione saranno scattate alcune fotografie del difetto da correggere, sia per rispettare una precisa procedura legale, sia per consentire al paziente una obiettiva visione della dismorfia propria, così come essa appare in realtà.

In tal modo il chirurgo potrà valutare ulteriormente la necessità dell’intervento di correzione e le possibilità di miglioramento effettivo che l’operazione (chirurgica) può offrire.

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